Senza Titolo
Giorgio Segato · n. 3, 2002, pp. 57–59
Estratto parziale, trascritto dall'originale cartaceo. Il testo integrale è riprodotto nella scansione qui sotto.
«Carmine Conversano mi tormenta. Da tempo mi trovo a riflettere sul suo lavoro, sulla sua già lunga vicenda artistica, sulla sua passione, sui suoi sogni, sulle sue visioni. [...] Per un artista come Carmine Conversano è davvero necessario andare oltre la grande abilità disegnativa e compositiva, oltre l'ironia un po' ludica e un po' seriosa, oltre la provocazione degli accostamenti, così da avvertire il «flusso» che attraversa la sua immaginazione fatta di memorie, di nostalgie, di sogni, di fisicità e di slittamenti metafisici, di realtà sensibile e di proiezioni oniriche e surreali.»
«Il fondo resta nero, nero pesto, come se la luce che anima le forme in evidenza venisse da un buco nero di energia, dalla memoria lontana verso un presente che ricorda, che rimette a fuoco, che aspira a una restituzione: prima come ricomposizione di una realtà credibile (libri, cassetti, oggetti appesi), poi come tentativo di afferrare e dipanare un filo di discorso «subliminale».»
Ritaglio originale



