Biografia
Carmine Conversano (Andria, 1923 – 2008) è stato un pittore pugliese, autodidatta. In oltre cinquant'anni di attività ha attraversato il realismo ottico, l'arte sacra, la visione metafisica e la rilettura del mito classico, restando sempre fedele al disegno e alla pittura a olio.
Un autodidatta, tra povertà e colore
Carmine Conversano nasce ad Andria il 4 gennaio 1923, in una famiglia contadina, numerosa e povera. Non ha una formazione accademica: è autodidatta. A sette anni vede il padre dipingere un vaso di fiori su una parete di casa e ne resta folgorato dal colore. Prova a riprodurre da solo un'immagine della Madonna dell'Altomare, perfezionando la tecnica del padre con la colla di pesce per fissare i pigmenti ed evitare che si sfaldassero.
Nel 1942, durante il servizio militare, si ricava un piccolo laboratorio e dipinge i ritratti dei commilitoni: è il primo esercizio continuativo sulla figura umana, prima ancora di qualunque riconoscimento pubblico.
Il realismo ottico e la prima mostra
Negli anni Cinquanta la sua pittura si concentra su ciò che ha sotto gli occhi: strumenti musicali impolverati, libri consumati, conchiglie, attrezzi da lavoro dei contadini. È un realismo ottico, debitore dello studio dell'opera di Gregorio Sciltian: si parte da una tela preparata scura e si risale verso la luce per sovrapposizioni cromatiche successive, fino a dare volume pieno agli oggetti.
La prima mostra personale, nel 1954, è dedicata a questa «metodica ricerca del microscopico»: vi figurano «Mia madre in cucina», «Libri e Gioconda» e un «Autoritratto». È in questi anni che il critico Domenico Dell'Era lo definisce «il pittore della povera gente» — non per pauperismo, ma perché sceglie come soggetto ciò che nessuno guardava, e lo dipinge con la stessa cura che altri riservavano ai ritratti ufficiali.
Dell'impianto compositivo che userà per tutta la vita, l'artista stesso ha lasciato una descrizione: «Tecnicamente lavoro attorno al singolo elemento compositivo, sviluppando una figurazione che lega tutte le opere in un unico codice di lettura, dove il tutto si poggia su un fondo nero cosmico».
L'arte sacra
Negli anni Cinquanta lavora per diverse chiese di Andria: l'Annunziata («L'Annunciazione», il «Sacro Cuore»), il Crocifisso («Il Battesimo»), la chiesa dei Cappuccini («San Riccardo»), l'istituto Betlemite (un altro «Sacro Cuore»), la Cattedrale (un evangeliario) e la chiesa di Quarto di Palo («Santa Gemma»). Per il palazzo vescovile realizza la serie dei ritratti dei vescovi di Andria, da san Riccardo ai contemporanei.
Negli anni Sessanta lavora al santuario del Santissimo Salvatore, dove firma la «Crocifissione» e la «Trasfigurazione», e al santuario di San Ruggero a Canne della Battaglia, per cui dipinge la «Madonna del sorriso», «Maria Vergine di Nazareth» e «San Ruggero». Nel 1963 gli viene commissionata la riproduzione pittorica fedele di una tela andriese, oggi custodita nel presbiterio della chiesa di Ruvo di Puglia.
La svolta metafisica e la critica del presente
Dal 1974 la pittura di Conversano si apre a visioni metafisiche, irreali e fantastiche: è il tempo di «Nostalgia» e di un linguaggio che resta figurativo ma si carica di simboli. Negli stessi anni dipinge «L'urlo della droga», «Donna oggetto», «La libertà perduta», «Maternità inquietante»: opere che guardano dritto alle ferite del presente.
Negli anni Ottanta la critica sociale si fa esplicita: «Natale verde» (1988) mostra un bambino minacciato da un rapace mostruoso armato di siringa; «Incubo n. 1» (1988) rappresenta una macchina crudele che grava sulla testa di un uomo indifeso, immagine diretta della meccanizzazione. Nel 1989 tiene una mostra al Teatro Petruzzelli di Bari, patrocinata dal Ministero dei Beni Culturali, dalla Regione Puglia e dal Circolo Unione.
Il mito e la luce degli ultimi anni
Nella prima metà degli anni Novanta si dedica quasi interamente alla mitologia classica: «Leda e il cigno», «Andromeda legata», «Perseo salva Andromeda», «Il ritorno di Galatea», «Le sorelle Esperidi», le due «Sibille». Sono tele ampie, dipinte con una tavolozza più chiara e una resa dei corpi che dichiara apertamente il debito verso la pittura rinascimentale.
Nell'ultimo periodo torna a una natura mediterranea semplice, legata al cibo e ai sensi — angurie, fichi d'India, susine e uva nera — rappresentata su grande scala con una luce di «magia caravaggesca». Espone a Firenze, Roma e Venezia; il 2 giugno 2000 riceve dal sindaco di Andria Vincenzo Caldarone un premio alla carriera.
La casa, la famiglia, l'eredità
Per quarant'anni Conversano dipinge nel suo atelier al primo piano del palazzo di famiglia in Piazza La Corte, ad Andria, con vista sul Palazzo Ducale e sulla Cattedrale. Era la moglie ad annunciare i pasti con un segnale sonoro dal piano di sotto. Amava ricevere ospiti e discutere di arte per ore; il carattere era severo, complesso, mosso da una passione debordante e da una ricerca continua.
Ha tre figlie — Maria, Susanna e Iolanda — tutte pittrici. Muore ad Andria il 31 marzo 2008, nella stessa casa dove ha realizzato la maggior parte delle sue opere. Iolanda custodisce oggi la casa-galleria di famiglia e sta riordinando l'intero corpus in un archivio fotografico, insieme ad articoli, critiche, cataloghi e inviti alle mostre: questo sito nasce da quel lavoro.
Il percorso completo è visibile nel catalogo delle opere, ordinato per decennio.
L'artista negli anni

1958 
1975 
1989 
1990 
1991 
1994 
1999 
2000 
2002 
2004 
2007